Restyling di un sito web, meno elementi, più risultati: cosa i grandi editori stanno insegnando al web design aziendale

Restyling di un sito web, meno elementi, più risultati: cosa i grandi editori stanno insegnando al web design aziendale

Meno elementi, più risultati: cosa i grandi editori stanno insegnando al web design aziendale

Quando si parla di restyling di un sito web, la prima immagine che viene in mente è quasi sempre estetica, la grafica con nuovi colori, un nuovo font per i testi, l’aggiunta di qualche animazione o la produzione di nuove immagini per sostituire quelle ormai diventate vecchie.

Parliamo di restyling del sito web anche quando aggiungiamo o togliamo sezioni dedicate a servizi che si trasformano cambiano, o quando se ne creano di nuovi. C’è un aspetto del restyling di un sito web che non viene quasi mai considerato, ed osservando quello che hanno fatto e stanno facendo nell’ultimo anno alcuni grandi editori italiani emerge una direzione molto più interessante.

Il web design aziendale rende il sito web un asset digitale.

Il restyling non viene utilizzato semplicemente per rendere il sito più moderno. Viene usato per ripensare il modo in cui le persone utilizzano il prodotto digitale e il modo in cui quel prodotto genera valore economico, diventando un asset aziendale digitale.

È una distinzione importante anche per le aziende che non lavorano nell’editoria, perché lo stesso principio può essere applicato a praticamente qualsiasi sito aziendale.

Il caso del Secolo XIX: ridurre per aumentare il valore

Nel restyling digitale del Secolo XIX, uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l’offerta pubblicitaria.

La logica dichiarata è molto semplice: pochi formati, ma ad alta resa, è una scelta apparentemente controintuitiva, se la pubblicità genera ricavi, perché ridurre il numero di spazi disponibili?

Perché ogni elemento inserito all’interno di una pagina compete per una risorsa limitata: l’attenzione dell’utente, più elementi chiedono attenzione contemporaneamente, minore sarà probabilmente il valore percepito di ciascuno, e l’utente alla fine non prenderà nessuna delle scelte proposte, diventando tutto rumore.

Banner, popup, call to action, notifiche, menu, video automatici e contenuti correlati possono trasformare velocemente una pagina in un ambiente difficile da leggere, il risultato può essere paradossale: aumentano gli elementi destinati alla conversione, ma diminuisce la capacità dell’utente di capire cosa dovrebbe fare.

Il problema, quindi, non è semplicemente quanto spazio pubblicitario inserire, è quanto valore riesce a produrre ogni singolo spazio, e questa è una lezione valida anche oltre il mondo della pubblicità, nel sito web gli elementi che guidano la narrazione della nostra azienda o singolo prodotto seguono il principio della semplificazione per essere capiti visti ed utilizzati.

Starbene: UX e monetizzazione vengono progettate insieme

Il nuovo Starbene.it offre un secondo esempio interessante.

Il progetto è stato sviluppato seguendo una filosofia mobile-first, con navigazione più semplice e un’estetica minimalista pensata per riportare l’attenzione sui contenuti, ma la semplificazione non significa rinunciare alla monetizzazione, al contrario, il nuovo sito introduce Branded Hub, longform immersivi e integrazioni social progettate per offrire agli inserzionisti formati più ricchi e maggiormente integrati nell’esperienza editoriale. (Engage)

È un cambiamento importante dove la pubblicità smette di essere un elemento appoggiato sopra il sito e diventa parte del prodotto digitale. Questo consente, almeno nelle intenzioni del progetto, di aumentare contemporaneamente:

Il web design diventa quindi direttamente collegato al modello economico del sito.

Anche il Corriere cerca l’attenzione, non semplicemente lo spazio

Il restyling di Corriere.it segue una logica simile.

La nuova homepage punta su maggiore leggibilità, immagini più evidenti, personalizzazione e una struttura informativa più immediata, parallelamente, anche gli spazi pubblicitari vengono ripensati.

RCS spiega che i posizionamenti vengono collocati nelle aree in cui la fruizione del contenuto è più profonda, con erogazione legata alla reale visibilità del formato. (Engage)

Non conta semplicemente mostrare qualcosa. Conta mostrarlo quando l’utente è realmente nelle condizioni di prestargli attenzione. Questo è un approccio di UX molto importante che capitalizza la monetizzazione nel caso delle ADS e l’attenzione avvicinando l’utente all’azione nel caso del web design aziendale.

Cosa cambia per il web design aziendale

Per un’azienda significa iniziare a considerare il proprio sito come un sistema. Ogni componente ha un costo: tecnico, cognitivo e gestionale. Una nuova funzione deve essere aggiornata, una nuova pagina deve essere mantenuta, una nuova CTA compete con quelle esistenti, un nuovo plugin aumenta la complessità, un progetto evolutivo dovrebbe quindi porsi continuamente due domande:

Cosa dobbiamo aggiungere?

Cosa possiamo eliminare?

Dove la seconda domanda potrebbe essere persino più importante della prima.

Conclusione

I restyling di Secolo XIX, Starbene e Corriere mostrano che anche nei grandi prodotti editoriali il design viene sempre più collegato direttamente a performance, attenzione e monetizzazione. (Engage)

È una lezione che vale anche per una piccola impresa, un sito migliore non è necessariamente quello con più funzionalità.

È quello in cui ogni elemento ha una funzione chiara e misurabile.

Il vero obiettivo di un restyling non dovrebbe essere aggiungere qualcosa di nuovo. Dovrebbe essere rendere più efficace ciò che conta davvero.


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